Florenceexit, m&m edizioni

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Segnali e fermenti di una nuova generazione di architetti

Florenceexit, m&m edizioni, Firenze, maggio 2007


L'eroe in piedi, ri-scrittura del Monumento a Ciano

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L’Eroe in piedi
ri-scrittura del Monumento a Ciano

Capoprogetto
Ph.D. Arch. Luca Barontini
Gruppo di progettazione
Eutropia Architettura
Arch. Matteo Baralli
Ph.D. Arch. Luca Barontini
Arch. Jacopo Carli
Ph.D. Arch. Ugo Dattilo
Arch. Valentina Pieri
Arch. Antonella Tundo


tuscanyness

Just the other day I happened to wake up early. That is unusual for an engineering student. After a long time I could witness the sunrise. I could feel the sun rays falling on my body. Usual morning is followed by hustle to make it to college on time. This morning was just another morning yet seemed different.

Witnessing calm and quiet atmosphere, clear and fresh air seemed like a miracle to me. I wanted this time to last longer since I was not sure if I would be able to witness it again, knowing my habit of succumbing to schedule. There was this unusual serenity that comforted my mind. It dawned on me, how distant I had been from nature. Standing near the compound’s gate, feeling the moistness that the air carried, I thought about my life so far.

I was good at academics, so decisions of my life had been pretty simple and straight. Being pretty confident I would make it to the best junior college of my town in the first round itself, never made me consider any other option. I loved psychology since childhood, but engineering was the safest option. Being born in a middle class family, thinking of risking your career to make it to medical field was not sane. I grew up hearing ‘Only doctor’s children can afford that field’ and finally ended up believing it. No one around me believed in taking risks. Everyone worshiped security. I grew up doing the same.

This is what has happened to us. We want the things we have been doing forcefully to fail. And then maybe people around us would let us try something else or our dreams. We are accustomed to live by everyone else’s definition of success. We punish people for the things they are passionate about, just because we were unable to do the same at some point in our life.

I feel like these concrete buildings have sucked our desires and our dreams. We are so used to comfort that compromise seems like a taboo. We have lost faith in ourselves. If we can make through it right now, we can do the same in the days to come. You only need a desire to survive and nothing more- not money or cars or designer clothes.

Staying locked up in four walls have restricted our thinking. I feel like our limited thinking echoes through this wall. We are so used to schedules and predictable life that we have successfully suppressed our creative side.

When you step out of these four walls on a peaceful morning, you realize how much nature has to offer to you. Its boundless. Your thoughts, worries, deadlines won’t resonate here. Everything will flow away along with the wind. And you will realize every answer you had been looking for, was always known to you.

It would mean a lot to me if you recommend this article and help me improve. I would love to know your thoughts!


INSIEME, 1/18

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INSIEME
Tutti casa e lavoro

testo di Chiara Amati
Ph. Betty Colombo

Sei compagni di viaggio, quattro figli, un cane
e uno studio che ospita tutti, giocattoli compresi.
L’inedita storia di una “parafamiglia” coi fiocchi
Università dove insegnano; nei
fine settimana, quando possibile,
in giro per l’Italia. Mai però
avrebbero pensato di diventare
genitori in simultanea. «Tutto è
successo tra giugno e settembre
del 2016 quando sono arrivati tre
bimbi. Amedeo, il primogenito di
Vale e Luca. Giovanni, il nostro
secondo bambino. Alice, figlia di
Matteo e Caterina. Per la cronaca:
pur essendo architetto per conto
proprio, Caterina è vittima del
nostro “irrinunciabile sistema
familiare”. S’è fatta tirare dentro
affettivamente e adesso non la
molliamo! Resiste solo Noris,
compagna di Jacopo, ma solo
perché fa l’avvocato. Intanto è
nella nostra orbita gravitazionale:
questo ci fa stare bene».
Proprio in studio perché è
là, tra tavoli da disegno e progetti di
architettura, che i bimbi si cimentano
nei loro primi vocalizzi e dispensano
sorrisi. «Il 2016 è stato magico, ma
anche faticoso», rivela Antonella.
«Abbiamo vissuto la maternità come
tre sorelle: ci siamo confrontate e
sostenute. I nostri uomini hanno
fatto la loro parte, egregiamente.
Poi, a un tratto, dovevamo tornare
tutte al lavoro. Quando svolgi una
libera professione, non c’è pausa che
tenga. Che fare? Ci siamo guardate
e: “Ce li portiamo in studio”. Così
abbiamo adibito una saletta a nursery,
assoldato una baby sitter et voilà: il
ritorno si è rivelato meno difficile».
Almeno agli inizi, quando tutto pare
perfetto. Colleghi e genitori sempre
insieme nello stesso spazio vitale,
con l’opportunità di staccare le mani
da un progetto, prendere una pausa
per andare a consolare il pianto dei
bimbi, allattarli, cambiare il pannolino.
L’ideale per una mamma che lavora…
«Poi, però, come in tutte le famiglie, ti
trovi a dover ristabilire gli equilibri che
l’arrivo di un bebè mina», ammette
Antonella. «Non eravamo più solo
lavoratrici, ma mamme con esigenze
ben specifiche da soddisfare, anche
a scapito del lavoro. Che ricadeva sul
resto del gruppo. Ci siamo confrontati
e abbiamo affrontato le tensioni che,
via via, ci si presentavano. Eh sì,
siamo anche arrivati a litigare, ma i
nostri legami sono sempre stati così
forti da permetterci di andare oltre.
Ogni volta più uniti di prima. Adesso
che abbiamo ripreso il passo, fila
tutto come l’olio anche per Noris e
Jacopo che, per essere certi di capire
il bailame in cui si sono trovati, hanno
preso Ibla, uno splendido cane».
Si resp ira amore in “casa
Eutropia”. «Siamo una piccola
comunità, una sorta di rete emotiva
e sociale che ci aiuta a vivere meglio
la famiglia e la coppia», conclude
Antonella. «Come ci vediamo tra
qualche anno? Con la voglia di dare
il meglio gli uni agli altri, con onestà e
correttezza reciproche. Come accade
ora. Se poi ci fosse qualche bimbo
in più… Noi abbiamo dato!».
Chi ha orecchie per intendere…


ON THE ROAD city FIRENZE

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ON THE ROAD city FIRENZE
a cura di Laura Andreini
Forma edizione, Firenze

 

17. Museo degli Innocenti

Commissionato dall’Arte della Seta all’inizio del 1400 per accogliere i bambini abbandonati, l’edificio che Filippo Brunelleschi progettò a partire dal 1419, ha assolto a tale compito per quasi sei secoli. Al suo interno convivono tutt’oggi strutture dedicate all’infanzia. Il nuovo Museo, incentrato sull’arte, l’architettura, la storia dell’infanzia e i diritti dei minori, offre 1456 mq di superficie per gli spazi espositivi e 1655 mq per eventi temporanei e attività legate all’infanzia oltre ad una caffetteria letteraria collocata nel verone quattrocentesco che, accessibile anche senza il biglietto del museo, si trova all’interno di un volume di legno e vetro flessibile nella sua dimensione.

Gli interventi di rinnovamento architettonico sono stati puntuali prevedendo la realizzazione di due nuovi ingressi su piazza SS.Annunziata, caratterizzati  da meccanismi di apertura  in ottone bronzato, e di un sistema di collegamento verticale  tra i cinque piani.

 


Dentrocasa 208

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DENTROCASA
Vivere vintage
Ph. e testo Betty Colombo

Alle pendici della collina di S. Miniato,
un esemplare recupero architettonico,
dove il passato coesiste con i tratti
contemporanei del vivere quotidiano.

 

Siamo alle porte di Firenze, in una di quelle zone
in cui la città inizia a sfoltire i suoi rami per aprirsi alla collina
che prima segnava il tempo della vita in campagna.
È questo il territorio che ha visto l’espansione ottocentesca in cui
strutture rurali hanno gradatamente cambiato forma divenendo
parte del tessuto urbano. Eppure ancora esistono porzioni dei
tratti precedenti, con spaccati di antiche mura e innumerevoli
dettagli a dare un sapore storico al vivere contemporaneo.
Qui è stato recuperato un fabbricato che prima ospitava un piccolo
stabilimento oggi convertito ad abitazione, applicando al
progetto la creativa maestria dell’arch. Jacopo Carli dello studio
eUTROPIA.
Si è voluto mantenere il sapore del passato, ripristinando la precedente
colorazione dei muri esterni e riscoprendo i tratti genuini
dell’architettura fiorentina vissuta fuori dalle mura cittadine. Il living
è di circa 50 mq, la medesima superficie del colorato giardino
che si apre di fronte, una dimensione outdoor semplice ed intima.
All’interno di quest’ultimo si riscoprono antichi reperti: vasi
scolpiti con gargolle, una fontana multiforme e un’altissima palma,
tutte testimonianze della contiguità di questi spazi con il
giardino all’italiana di una villa neogotica.
Gli interni sono stati per anni in balia del tempo; è servito un
attento lavoro di restauro per far riemergere i decori originali e
recuperare antichi materiali.
Il risultato è un gioco elegante di modernità in cui spazi aperti
e ariosi mettono in luce dettagli di modernariato capaci di dare
nuova linfa ad una struttura architettonica forte ed essenziale. Il
living diviene quindi un avvicendarsi di ambienti reinventati in
cui i segni delle demolizioni e i tracciati dei muri originali vengono
lasciati visibili, addirittura enfatizzati dalle cerchiature a
vista in ferro acidato.
La distribuzione delle stanze prevede una zona giorno aperta in
cui la cucina occupa una superficie nascosta eppure dischiusa al
contatto con la sala da pranzo.
Tutti gli ambienti mantengono un attento rapporto di comunicazione
tramite un gioco prospettico che mostra la stratificazione
tra gli interventi antichi e quelli riconducibili ad oggi. I materiali
hanno forza ed equilibrio: il ferro grezzo si contrappone al vetro
colorato, il legno dialoga con la resina e le murature a vista fanno
da cornice all’insieme bilanciando ogni ambiente.


L’ospedale degli Innocenti di Firenze

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L’ospedale degli Innocenti di Firenze
a cura di Marco Mulazzani
Electaarchitettura

La fabbrica brunelleschiana gli Innocenti dal quattrocento al Novecento  il Museo


DENTROCASA n. 204

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DENTROCASA
Contaminazioni eclettiche
Ph.  Michele Biancucci

testo Edda Giancola

 

Una casa non vive una, ma molte vite.
Adagiata sui verdeggianti declivi del Chianti
aretino, questa abitazione ci accompagna
in un inconsueto viaggio tra vecchio e nuovo.

Attraversando le colline del Chianti si incontrano
cipressi, olivi e naturalmente viti a creare un’indimenticabile
cornice al paesaggio, che funge da sfondo ad antiche pievi,
case coloniche in pietra e prestigiosi castelli.
Ne è un esempio il vecchio cascinale illustrato nelle pagine a
seguire, dove in un meticoloso lavoro di “sottrazione”, risanamento
conservativo e ricerca di equilibrio, prende vita una nuova
dimensione abitativa.
“La prima volta che sono entrato in questa casa – spiega il progettista
Ugo Dattilo dello studio Eutropia di Firenze – ho percepito
che esisteva una complessità spaziale che era stata intrappolata
dagli interventi precedenti e aspettava solo di essere risvegliata”.
Evitando così il ricorso ad un facile mimetismo, la scelta progettuale
ha optato per una voluta ed efficace contrapposizione tra la
memoria architettonica e la contemporaneità.
La struttura è compatta, giocata sul contrasto tra gli elementi
costruttivi della tradizione, come i possenti muri in pietra e le
antiche travi lignee, accostate ad un taglio asciutto e geometrico
dato dall’ampio utilizzo di vetro, cor-ten e resina.
Il nuovo assetto planimetrico ha una pianta aperta, spazi fluidi
che ingannano le altezze consentendo allo sguardo di spaziare
libero senza interruzione alcuna.
Il vetro corrisponde ad un elemento decisamente neutro, che si
accosta con sobria eleganza favorendo una ideale penetrazione
tra ambiente esterno e architettura; così un “pezzo” di Toscana
si trasferisce negli spazi indoor accompagnato da una importante
luce naturale che, scivolando sulle asperità della pietra e insinuandosi
nei solchi del legno, crea suggestivi effetti scenici.
L’intervento ha rispettato le differenze cromatiche e materiche,
oggi legate strutturalmente ma formalmente disomogenee; in
queste diversità la casa appare ricercata e rispettosa e si dichiara
l’intento di contaminare la tradizione.


CASABELLA n° 865

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CASABELLA n° 865, settembre 2016
Firenze, il museo degli innocenti di Carlo Terpolilli, Ipostudio
Per i Seicento anni di una storia senza eguali 

testo di Marco Mulazzani


CASE E COUNTRY n°266

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CASE E COUNTRY n°266

Il mulino Morandi

Ph. Denise Bonenti

testo Silvana Casarotto